L’Italia ricicla, ma dipende ancora dall’estero: perché le materie seconde sono una questione industriale

Essere tra i Paesi più avanzati d’Europa nell’economia circolare e, allo stesso tempo, dipendere fortemente dall’estero per le materie prime. È uno dei paradossi che raccontano meglio la sfida che attende oggi l’industria italiana.

L’ultimo Rapporto sull’Economia Circolare in Italia fotografa infatti una realtà significativa: nel 2024 il 46,6% dei materiali utilizzati dal nostro Paese proveniva dalle importazioni, più del doppio della media dell’Unione europea, ferma al 22,4%. E proprio i metalli rappresentano uno dei fronti più delicati: a livello europeo la dipendenza dall’estero sfiora il 49%.

Numeri che cambiano anche il modo in cui dovremmo guardare al riciclo.

Recuperare un materiale non significa più soltanto evitare che diventi un rifiuto. Significa contribuire alla disponibilità di risorse per l’industria, ridurre l’esposizione alle oscillazioni dei mercati internazionali e rafforzare filiere produttive che hanno bisogno di approvvigionamenti continui e affidabili.

Non sorprende quindi che Bruxelles stia lavorando a un nuovo Circular Economy Act, con l’obiettivo dichiarato di rafforzare il mercato europeo delle materie prime secondarie e ridurre la dipendenza dalle importazioni. La Commissione europea considera ormai il recupero dei materiali anche uno strumento di resilienza economica e industriale.

È in questo scenario che assume un significato diverso anche il lavoro quotidiano delle imprese del recupero.

Per General Rottami, realtà di Montichiari specializzata nel recupero e nel commercio di rottami metallici ferrosi e non ferrosi, selezionare e valorizzare correttamente un materiale significa inserirlo nuovamente in un circuito produttivo.

Acciaio, alluminio, rame e altri metalli recuperati diventano così parte di una filiera molto più ampia: quella che collega il territorio all’industria e l’economia circolare alla capacità del Paese di disporre delle risorse di cui ha bisogno.

Il cambio di prospettiva è importante. Per anni abbiamo raccontato il riciclo prevalentemente attraverso il suo valore ambientale. Oggi a quella dimensione se ne aggiunge un’altra: la sicurezza degli approvvigionamenti.

Lo dimostrano anche gli obiettivi fissati dal Critical Raw Materials Act: entro il 2030 l’Unione punta a coprire attraverso il riciclo almeno il 25% del proprio consumo annuo di materie prime strategiche.

In questa prospettiva, ciò che viene recuperato sul territorio non è semplicemente qualcosa che non finisce in discarica. È materia che può tornare all’industria.

Ed è forse questa una delle evoluzioni più interessanti dell’economia circolare: il riciclo non è più soltanto la fine della vita di un prodotto. Può diventare l’inizio di una nuova filiera produttiva.

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